Leader: quali sono i principi di metodo e modalità operative

Leader: quali sono i principi di metodo e modalità operative
06 Mar 2016

L’introduzione nella normativa che regola il funzionamento e l’attuazione di Leader di principi di metodo volti a favorire un approccio locale (basato su strategie territoriali, integrate, multisettoriali e innovative) e partecipativo (basato su processi bottom up, partenariati locali organizzati in GAL, la realizzazione di attività di cooperazione e di networking e decentramento) non sono state solo dichiarazioni di intenti e/o raccomandazioni per una buona politica di sviluppo locale. Il metodo è stato tradotto in modalità operative volte a valorizzare le capacità propulsive delle aree rurali, intese oltre che come luogo, come “comunità di interessi”, e le capacità di azione collettiva, piuttosto che individuali, degli attori che vi insistono.

Nel sostenere processi di sviluppo bottom-up, Leade promuove la costruzione di percorsi basati sulle risorse endogene e l’intervento proattivo degli attori locali a cui vengono delegate le funzioni di programmazione, attuazione e controllo delle strategie messe in campo a livello locale (decentramento gestionale e finanziario). Per attivare tali processi, la Commissione ha posto come condizione sine qua non l’individuazione di aree omogenee sufficientemente vaste per assicurare la necessaria massa critica (in termini di risorse socio-economiche) per la realizzazione dei Piani di Sviluppo Locale e, nello stesso tempo, abbastanza piccole da massimizzare la partecipazione degli attori locali. Per orientare gli Stati Membri, la “dimensione territoriale locale” delle zone sostenute dall’azione Leader, viene definita delimitandole in relazione alla numerosità della popolazione residente (al massino con 150 mila abitanti). In questa prospettiva il “locale” non è associato ad una geometria istituzionale-amministrativa ma al “settore” di policy (es. ambientale). Attraverso il parametro “popolazione” la Commissione ha cercato di privilegiare un processo di individuazione delle aree centrato sul sistema delle relazioni sociali, − risultato della sedimentazione, nel lungo periodo, di pratiche sociali, politiche ed economiche, consolidate in un dato luogo, espressione della cultura locale − in grado di costruire legami all’interno e all’esterno del contesto territoriale così definito.

I partenariati locali

Piano di Azione, rafforza il ruolo strategico della dimensione relazionale. Obiettivo implicito del sostegno comunita della prevalenza nell’interesse privato rispetto a quello pubblico stimolando l’adozione di comportamenti socialmente responsabili e la produzione di beni collettivi e, nello stesso tempo, colmare lacune delle istituzioni pubbliche incentivandole verso una maggiore innovazione e efficienza.

Infatti, i partenariati promossi con il Leader, aggregando associazioni, espressione sia di interessi sociali-culturaliambientali sia economici (di tutti i settori locali). Nelle diverse fasi di programmazione di Leader si assiste a rilevanti modifiche e variazione dei partenariati, sia per la numerosità dei soggetti coinvolti sia nella composizione.

Anche se le imprese e loro associazioni continuano ad avere un peso rilevante (è bene ricordare che il Leader nasce con la finalità di sostenere azioni di collegamento dell’economia rurale), la maggior parte dei GAL coinvolgono in maniera crescente associazioni culturali, di volontariato, ambientaliste, enti di ricerca, enti parco, ecc. Nei  GAL sono presenti  associazioni ambientaliste,  associazioni culturali,  associazioni d i volontariato,  enti d i ricerca, tutti gli enti parco nazionali e  enti parco regionali. I partenariati dei GAL sono quindi una forma associativa nuovadove, oltre a ridisegnarsi il sistema d elle relazioni, si ridefiniscono le motivazioni che portano gli attori ad associarsi strutturandole in idee di sviluppo condivise e impegni reciproci. La Regolamentazione comunitaria, oltre a rendere cogente il principio di rappresentatività territoriale dei partenariati, ne rafforza l’azione attribuendo alla struttura tecnica che li esprime una serie di funzioni, compiti e risorse per sensibilizzare e coinvolgere il composito tessuto locale (istituzionale, sociale, economico), accrescerne la capacità di esprimere progettualità, creare expertise e competenze a disposizione dei territori rurali e renderne effettive le scelte operate. In sintesi il Leader è il primo strumento comunitario che ha promosso la formazione di agenzie di sviluppo, dotandole di risorse finanziarie specifiche per la gestione e la realizzazione di azioni di animazione, la cui finalità, oltre il management delle azioni programmate con il contributo UE, è di rafforzare la coesione, il senso di appartenenza e l’identità locale. Anche le caratteristiche dei Piani locali che devono essere innovativi, integrati e multisettoriali esprimono l’intenzione di sostenere politiche di sviluppo capaci di valorizzare le risorse endogene e rafforzare il sistema relazionale.

La normativa comunitaria, attribuendo queste tre caratteristiche ai PSL, si è proposta di favorire la costruzione di uno strumento d’azione di tipo collettivo nel quale gli attori locali formalizzano interessi, soluzioni e percorsi condivisi. Nello stesso tempo ha cercato di superare gli ostacoli che influenzano negativamente la produttività intervenendo sul contesto in cui le imprese operano favorendo sia lo sviluppo di economie tangibili (come infrastrutture e servizi) sia intangibili (come le capacità di fare rete e cooperare sia all’interno del territorio sia con altre aree rurali). Un PSL così connotato impone l’assunzione di impegni reciproci fra gli attori che, per ideare e gestire il Piano di Sviluppo locale, devono confidare su una risposta cooperativa almeno per tutta la durata della programmazione (6 anni circa).

Integrazione, multisettorialità e innovazione, oltre a descrivere la logica compositiva dei PSL e il carattere delle misure/azioni attivabili, esercitano una funzione essenziale nel rafforzare le relazioni fra attori appartenenti a diversi settori dell’economia e della società locale, rendere effettive le azioni dei singoli e combinarle per produrre comportamenti di sistema.

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